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Archivi di storie
Cose che raccontano casa
Soggetti della ricerca di Mauro Bendandi sono etichette di prodotti, oggettistica di arredo e design; calzature e accessori d’abbigliamento. Elementi che appartengono ad un repertorio iconografico di grande riscontro popolare: un sistema di segni già codificato dai media. Su suoi sacchi di polipropilene le figure si distinguono come portatrici di valori sociali nel loro essere forme di comunicazione. Questi riverberi pop, così evidenti nelle prove su questo materiale plastico, non devono però trarre in inganno.
La sostanza della ricerca artistica di Mauro è tutt’altra e s’evince esplorando la sua produzione sui supporti metallici. Qui, sebbene persista la presa di coscienza, da parte dell’artista, del valore delle immagini nella nostra società massificata, le lamiere ospitano figurazioni ben lontane dalla celebre impersonalità del nouveau-realisme. A questo proposito particolarmente esplicativa pare essere la serie dei lampadari rossi in stile veneziano. Sulle lastre ferrigne si sono già distinte tazze da caffè, prese e spine elettriche, bottoni e scampoli di servizi da tavola.
Ora, sulla superficie pittorica, spuntano lampadari dalla viva consistenza cromatica. L’interesse dell’artista è dunque rivolto agli oggetti che popolano la casa. Tutti pezzi di fuggevole virtù nominalista, in una percezione dell’abitazione come archivio pregno di storie. Esaminando infatti i soggetti: dai dischetti per indumenti, passando per attacchi e conduttori d’energia, palpabile è l’interesse storico, proprio della ricerca di Mauro. I bottoni allora paiono quasi pulsanti da schiacciare per attivare ricordi perduti, le scatole ed i fili elettrici diventano conduttori di sensazioni remote.
C’è pertanto, tra i proponimenti dell’artista, l’intenzione di recuperare quel fascino proprio d’ogni oggetto, quel suo essere interessante solo per il fatto d’essere tale. Così, l’incanto delle lumiere veneziane viene riproposto accattivando l’occhio del pubblico con tagli atti a premiare preziosi dettagli. Inoltre il forte contrasto cromatico, dovuto ai rossi e ai fondi grigi, chiarifica sull’avvenuto processo di estrazione del manufatto dalla bigia indifferenza quotidiana. La marcata griglia geometrica in cui la realtà è inserita, denunciando l’acuto studio d’equilibrio d’ogni immagine, permette alla raffigurazione di divenire ancora più appetibile, risvegliando nel pubblico quell’interesse andato perduto.
Simile valenza, potrebbero peraltro avere i passi di testi, le zone marcate con oro e le scatole elettriche presenti sulla lamiera. La traccia aurea avverte d’un manufatto che appare in veste nuova. Un corso di illuminazione che avviato mediante l’espediente elettrico è giustificato dalle parole annotate sul supporto metallico.
Luca Verrini |
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Selvatico
luoghipersonecose
Museo Civico S. Rocco di Fusignanoi, marzo 2007
E quando le cose si attaccano agli occhi l'istinto di dominarle si fa ancora pittura nella opere di Mauro Bendandi. In uno stato di quiete gli oggetti reagiscono solo al colore e l'elemento percettivo raramente si separa dall'elaborazione intellettuale dell'oggetto indagato.
Marinella Bonaffini |
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Home
Lampadari, spine della luce, prese elettriche…elementi della casa che tutti conosciamo e che abitualmente utilizziamo, ma che mai avremmo pensato essere oggetti interessanti da dipingere e da nobilitare a protagonisti di opere d’arte. Pitture dalla tecnica originale e innovativa che attraverso contrasti, riflessi dorati e trasparenze opache e traslucide presentano il reale più comune travestito e trasformato, abbellito e idealizzato.
Decontestualizzando l’oggetto dal suo luogo e slegandolo dalla sua funzione pratica, quotidiana, esso diviene solo una forma, che, presentata nella sua semplicità, acquista autonomia, bellezza e dignità: questa è l’operazione che compie Mauro quando sceglie di dipingere un paio di scarpe, una cintura, dei bottoni, o come in questo caso, materiale elettrico. Utilizzando colori freddi e chiari, verde, oro e rosso su un fondo di metallo argento vuole esaltare l’essenza luminosa e “elettrica”, appunto, dei soggetti proposti coniugando facilità espressiva e sperimentazione tecnica, come spesso ha dimostrato impiegando i materiali più vari tra cui sacchi di propilene, lamiere o carta da parati.
L’artista, pluripremiato con i più prestigiosi riconoscimenti della critica contemporanea, è un “poeta del reale”, come è stato definito in occasione delle sue molte mostre personali realizzate nei più importanti cenacoli dell’arte e, ancora una volta, ci offre attraverso i suoi dipinti la possibilità di osservare il quotidiano con gli occhi dell’anima per cogliere nel normale lo straordinario.
Giulia Gandolfi |
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La forma del cammino il cammino della forma
Scarpe: Arte&Poesia del quotidiano
San Mauro Pascoli, ottobre 2006
...a volte sono associate al martellamento di una moda che impone lo stesso modello, come negli infradito universali di Mauro Bendandi.
Sabrina Foschini |
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MiNiMe
Teatro Rasi
Ravenna, febbraio 2009
Minime è il risultato di un gioco pittorico a due mani nato fra Mauro Bendandi e Roberto Pagnani dedicato alla rappresentazione degli oggetti. Raccoglie dodici studi pittorici a tecnica mista a tema domestico: elementi d’uso quotidiano come lampadari, prese elettriche, pomelli di rubinetti, caff ettiere, lampadine, zuccheriere e tazzine di cui è stato indagato il carattere formale, la potenza plastica così come la capacità narrativa. Insieme compongono una galleria di fi gure minime scaturite dal desiderio di raccontare tutto ciò che capita sotto mano, tutto ciò che nella profusione quotidiana degli oggetti con cui si entra in contatto viene scelto per diventare occasione di sguardo e di sospensione.
Mauro Bendandi adotta una pittura delicata, evoca gli oggetti attraverso velature di colore e tracce a matita. Roberto Pagnani anima piccole creature che sgocciolano di colori forti, desiderose di sedurre e affascinare.
Bendandi offre visioni in trasparenza attraverso cui si ammirano lampadari senza tempo, oggetti fantasma, parti di sequenze che da qualche anno l’autore raccoglie sotto il titolo Home e nelle quali si possono trovare archiviati numerosi oggetti fra cui cinture, ciabatte, spazzole, bottoni e tazze. Lavora pazientemente su lamiera, costruisce le sue figure per strati successivi, come a indicare il procedere per gradi del ricordo, l’affi orare progressivo dell’immagine di un oggetto caro alla soglie della memoria. In un processo di raffi namento continuo, ottiene eleganti e decadenti lampadari che diventano metafora di sospensione, di questo raffi nato racconto a fi gure. Al loro fi anco compaiono sottili annotazioni di brani poetici, sussurri che costruiscono una sorta di brusio di fondo all’immagine, bisbigli che evocano situazioni passate, forse riguardanti salotti importanti di case prestigiose.
A questa dimensione, Pagnani risponde con la forza del segno e la “sporcizia” della traccia cromatica che lo contraddistinguono. Le sue zuccheriere sembrano potersi fl ettere e danzare, poter parlare e cantare, proprio come succede loro nei migliori cartoons. Avventurandosi in una direzione in parte inedita rispetto ai suoi percorsi precedenti, affi anca all’interesse fortemente materico e storico per la pittura, un nuovo desiderio di seduzione, di fabulazione, di fantasticheria veloce e senza preoccupazioni. Abbandona i grandi confronti pittorici con il passato, con i suoi oggetti d’affezione, per gettarsi all’interno di un genere che sfi ora l’illustrazione, che cerca altre storie e narrazioni, piccole e private. Ciò che conta è il tocco, quello magico e leggero delle favole che aderisce alle cose più minime e insignifi canti e le domina con i suoi incredibili incantesimi.
Viola Giacometti |
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Ac'Cento sull'Arte
Auditorium San Lorenzo
Cento (FE), dicembre 2009
Mauro Bendandi, pittore anch’egli di Ravenna, passato attraverso una rappresentazione su materiale plastico, quale polipropilene, di oggetti massificati di chiara matrice popular, approda qui ad una raffigurazione ad olio su lamiera nella quale, non esulando certo dall’impronta Pop che fino ad ora lo ha contraddistinto, punta ad una ricerca figurativa capace di indagare dall’interno oggetti casalinghi, in questo caso lampadari colorati “stile Venezia”.
Concentrando l’attenzione sull’oggetto quotidiano a se stante ed analizzandolo fuori dal suo contesto casalingo abituale, l’artista si ricollega concettualmente a quel filone della Storia dell’Arte che partendo da Duchamp arriva a toccare vari aspetti del New Dada, della Pop Art e dell’arte italiana di inizio anni sessanta (Manzoni), penetrandolo, però, e filtrandolo attraverso quella necessità personale così intima e soggettiva e a quella volontà così assoluta tipiche di chi, da sempre, ha avuto come obiettivo l’indagare semplici oggetti apparentemente insignificanti: mi riferisco con ciò a quegli artisti che, dai primi decenni del seicento fino a Morandi, mediante una visione congelata, eterna, sospesa nel tempo, hanno perseguito tale scopo.
L’energia luminosa che, non a caso, emanano i suoi oggetti elettrici impreziositi dal tempo e dal supporto metallico, è accompagnata da appunti veloci e schizzati, utili all’artista per le sue realizzazioni che tanto lo imparentano con artisti che del linguaggio segnico hanno fatto un loro cardine espressivo, quali Twombly e Novelli.
Corrado Cati |
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Walking
Senape
Cesena, dicembre 2005
Walking è la sintesi di un itinerario artistico dove il “cammino” dell’uomo, quindi dell’artista, si identifica, sia come metafora che come similitudine, con le calzature che indossiamo e viviamo. Le scarpe ne sono parte attiva e narrante. Bendandi le celebra ricordandone il loro significato, ben cosciente dell’intima importanza che ha il “mostrare” il proprio percorso artistico e di vita cercando di “ammaestrare”, con la poesia della pittura, materiali difficili, a volte ostili, come lastre di metallo, sacchi di polipropilene ed anche il più classico legno. Questa è una delle molteplici qualità di Mauro Bendandi, un artista completo che addomestica i materiali ammorbidendoli con il suo dolce segno pittorico. La mostra di Cesena, da Senape, ci permette di vedere e leggere una serie di lavori di un artista capace di fondere, armonicamente, l’arte visiva con quella letteraria, propria della parola. Non solo per la presenza fisica di “lacerti” scritti sui lavori stessi ma anche per quella presenza (a volte domestica, a volte come nei negozi delle nostre città) di oggetti che Bendandi riesce pienamente a rendere protagonisti nella loro natura così intima all’uomo perché li possiede (un tubetto di dentifricio con lo spazzolino) o perché li vorrebbe possedere (un paio di scarpe sportive). L’artista è capace di suggerirci la dignità degli oggetti che ci narrano tutte quelle storie personali e non viste di noi uomini. Mauro Bendandi è il pittore dei luoghi reali, poeticamente parlando, il pittore delle infinite realtà che ci circondano e che, cosciente di vivere in un momento dove troppi vogliono insegnarci qualcosa senza averne le qualità, riesce ad arrivare ai nostri occhi con una puntuale e precisa qualità artistica.
Roberto Pagnani
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La ricerca innestata sull'informale
Un'interessante mostra è ospitata fino al 15 dicembre alla Galleria La Bottega di Ravenna: essa propone opere di Mauro Bendandi, un giovane artista di San Pietro in Vincoli, formatosi prima al Liceo Artistico dì Ravenna, poi all'Accademia di Belle Arti di Bologna dove, diplomandosi poi nel 1996, ha seguito le lezioni del corso di pittura tenuto da Massimo Pulini.
Il giovane si cimenta ora con il design in una ditta cesenate e, a quell'attività, alterna l'arte pittorica concepita come continua ricerca ed evoluzione lessicale. Dal 1995 ad oggi ha esposto in numerose mostre e partecipato a concorsi con esiti più che lusinghieri, avendo egli, ad esempio, riportato il primo premio al Concorso di pittura contemporanea Città di Vinci (1997) e, per due volte, a Palazzo Sforza a Cotignola (2000) e (2001). Anche se le sue doti innate per il disegno e l'ottima preparazione tecnica conferiscono ai brani dipinti un valore intrinseco, Mauro Bendandi non ha scelto di calcare le orme di una pura figurazione che lo avrebbe ancorato al passato.
Egli ha adottato, per formazione e sensibilità, un linguaggio scaturito dalle sorgenti dell'arte povera, evidenziando quanto sulla sua sensibilità sia stata lievitante la lezione burriana. Sarebbe tuttavia limitativo definire questo pittore un epigono di Burri: le oltre sessanta opere della rassegna ravennate affermano che il Maestro umbro risulta essere per Bendandi la pietra miliare da cui muovere alla ricerca di una via congeniale alla propria personalità, che pare voler attribuire un ruolo, assai limitato però, ad inserti figurativi.
L'individuazione di materiale di recupero quale la lamiera oltremodo vissuta, per attribuirgli la funzione di supporto, colloca indubbiamente l'autore nell'ambito dell'arte informale, da cui tuttavia nelle opere meno recenti sembra evadere quando egli mostra di utilizzare il supporto stesso come fondo ad una raffigurazione pittorica che reintroduce tematiche tradizionali, siano esse scorci di natura o nature morte. Comunque l'esiguo spazio dedicato in ogni opera a tali "ritorni" pare assai eloquente, come a voler affermare la preponderanza del variegato cromatismo rugginoso e accidentato della lamiera che accentua l'impressione straniante suscitata da quell'inclusione di una porzione di realtà. Invero, i lavori successivi palesano già un iter evolutivo connotato da una sempre maggiore fusione del fondo e del dipinto, che cancella ogni prevalenza o priorità espressiva.
La minuta parte dipinta diviene un tassello della superficie, così come i lembi di iuta o la screziata area metallica punzonata dalle minuscole impuntiture, o le scritte tratte, per lo più, da scritti artistici di Baudelaire, rilevanti non tanto per il messaggio semantico, bensì per la significanza segnica. L'innesto figurativo, chiuso in stretti confini, appare come un prigioniero impossibilitato a liberare le sue potenzialità: non sì comporta come il reale, ma come il sogno del reale, un sogno cullato dalle emozioni di Mauro Bendandi, aperte pure al mondo tecnologico e virtuale in cui oggi si è immersi.
Odette Gelosi |
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Mostra Galleria "La Bottega"
Nel lavoro di Mauro Bendandi la scelta della pittura si è svolta nel tempo come un sentiero volutamente impervio, lontano dalla naturale sicurezza della mano o dalla calcolata facilità del segno di provenienza, un sentiero diretto a indagare le ragioni della pittura piuttosto che a perseguire la sua capacità di imitare il mondo.
L'atto pittorico non è un procedimento mimetico già nell'opzione di un supporto "duro" come la lamiera di ferro, adottato qualche anno fa dall'artista in luogo della tradizionale tela. Le nature morte, i frutti e gli oggetti depositati a punta di pennello sulla superficie cupa della lamiera (resistente alle seduzioni immediate del colore) apparivano in tal modo spostate in "fuori tempo" e in "fuori luogo", creando una sospensione temporale e spaziale che invitava lo sguardo a eludere la soglia dell'illusione. Le sottili lamine di ferro impiegate erano anche segnate dal tempo, dalle intemperie, dagli incidenti del caso e dell'uso, il che implicava un processo di durata, insinuando l'idea di un divenire lento dell'immagine, per sedimentazioni successive, come accade nello spazio sfuggente della memoria.
Nuovi motivi, in continuità con questo percorso, connotano ora l'ultima serie di lavori in mostra del giovane artista ravennate.
Il rapporto con la natura in primo luogo, che non è solo un grande tema nell'arte di tutti i tempi ma uno dei grandi nodi conflittuali della modernità, sviluppatasi all'insegna della "perdita della natura". Accanto alla progressiva distruzione del mondo naturale con gli strumenti della tecnologia, l'uomo contemporaneo ha infatti tentato una sua "riscrittura", avvalendosi degli strumenti della cultura: arte e natura si sono coniugate di nuovo nella coscienza di un paradiso ormai perduto per sempre, e con l'artificio è stata ricreata una "natura altra", aliena dall'originaria empatia con l'uomo. Guardare la natura significa ora conoscerla, è un atto di conoscenza in cui occorre misurare lo sguardo nella distanza.
Come un leit motif, Mauro Bendandi dispone nei suoi recenti dipinti un prato cosparso di margherite, bianchissime e fiorite. Ma, per sortilegio quasi, questo brano di natura non possiede la fresca levità della primavera (non c'è la luce chiara della nuova stagione, i colori si raffreddano), anzi, il tappeto fiorito è un tassello circoscritto in una forma rettangolare - un "quadro" si potrebbe dire - immesso a forza nella durezza metallica del supporto.
E' infatti un frammento di natura pensata, non vista, una presenza mentale per la quale l'artista sente di dover allontanare l'occhio e, con esso, ogni elemento sensoriale, tanto da prendere le distanze dall'innata pittoricità del proprio segno per ottenere un'immagine di carattere seriale.
E anche in quest'ultimo nucleo compare la scrittura, con citazioni tutte tratte dagli "Scritti sull'arte" di Baudelaire, una lettura che ultimamente è stata un importante momento di riflessione. Tuttavia l'andamento rapido e calligrafico delle parole scritte porta a eludere la lettura in quanto comprensione di un significato, e piuttosto cattura lo sguardo come elemento segnico, grafia. Lo slittamento proposto è sottile, ma preciso: la visione della natura si dà come visione della natura dell'arte, e questa consiste nella natura segnica della pittura.
Un segno che è anche disegno, costruzione di forme e spazi. Il disegno è, nel laboratorio dell'artista, un momento di primaria importanza nella realizzazione dell'opera. Gli ultimi grandi dipinti su lamiera e tela approfondiscono questa dimensione, già evidente nella struttura geometrica - una griglia dall'andamento liberamente ortogonale - data dalle "suture" delle lamiere nei precedenti lavori. Alle lamine di metallo percorse dalle ossidazioni, segnate dalle colature di colore o "fiorite" dalla pittura a olio si uniscono grandi inserti in tela dai profili curvi o irregolari, che danno vita a forme organiche sfuggenti alla geometria di partenza. Nello spazio affiorano nuove tensioni, con la ricerca di una più forte dimensione segnica.
Maria Rita Bentini |
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